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Lo sport come legame tra Italia e Albania

Sabato, 01 Marzo 2025 11:19 Scritto da

Lo sport è impegno, agonismo, determinazione ma anche e soprattutto strumento di pace e di diplomazia. Mai come oggi lo sport grazie all’incontro tra i popoli può favorire il dialogo, il riconoscimento tra le giovani generazioni. Temi importanti dei quali si è discusso nei giorni scorsi a Milano nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato stelle dello sport e autorità politiche di Italia e Albania due paesi storicamente amici che grazie a questa iniziativa intendono ulteriormente rinsaldare i legami che uniscono i due popoli. L’ iniziativa denominata Eagle Cup by Viareggio Cup è nata dalla collaborazione tra importanti realtà sportive albanesi e italiane ( Federazione calcio Albania, Università dello sport di Tirana , Albistol Foundation, Centro giovani calciatori di Viareggio).

All’evento di presentazione hanno partecipato:

Sergio Luciano, Direttore di Economy;

Armand Duka, Presidente della Federazione Albanese di Calcio e Vicepresidente UEFA;

Enzo Gambaro, Portavoce della Fondazione ALBITSOL – Presentazione del Progetto Eagle Cup by Viareggio Cup;

Fulvio Collovati, ex calciatore, Campione del Mondo e testimonial della Diplomazia Sportiva – Eagle Cup;

Alessandro Palagi, Viareggio Cup;

Prof. Kasa, Rettore dell'Università dello Sport di Tirana (in attesa di conferma anche Università Bicocca per Diplomazia Sportiva);

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Lo chef brasiliano, figlio di oriundi palestinesi ed ex dj, mente creativa del ristorante stellato di San Paolo, il D.O.M., è stato inserito da TIME Magazine tra le 100 personalità più influenti al mondo. Da anni ricerca materie prime negli angoli più remoti dell’Amazzonia e crea nuove esperienze gastronomiche. Dal tucupi ai pesci come il tambaqui fino alle formiche amazzoniche: ogni più strana forma commestibile viene trasformata in un grande piatto. Atala si è formato girando l’Europa, Italia compresa, ed ha appreso le tecniche più raffinate della cucina moderna. Contemporaneamente ha avviato un percorso di collaborazione e sostenibilità con le popolazioni indigene che ha portato alla nascita dell’ATA Institute, mostrando come la ricerca di nuovi sapori vada di pari passo con la tutela e la salvaguardia dell’ambiente che ci circonda.
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Tutti in piazza per Salvare il Pianeta

Sabato, 16 Marzo 2019 16:50 Scritto da
Una folla oceanica ha invaso le strade delle principali città del mondo al grido di “Salviamo il pianeta”, slogan della manifestazione “Fridays for Future” del 15 marzo scorso, prima manifestazione globale per il clima. Tutto è nato dalla determinazione di una sedicenne attivista svedese, Greta Thunberg che, dallo scorso settembre e per ogni venerdì, ha saltato la scuola per protestare davanti alla sede del Parlamento svedese munita di un cartello sul quale campeggia la scritta “Sciopero per il clima”. Il suo non è rimasto un gesto isolato, ma ha fatto da traino per smuovere le coscienze dei suoi coetanei che, sull’esempio di Greta, si sono riversati nelle strade ed hanno fatto sentire la loro voce, bacchettando i potenti della terra, rei di starsene con le mani in mano e di non fare nulla per garantire alle nuove generazioni un pianeta vivibile, lasciando che «la nostra casa vada in fiamme». La giovane Greta, candidata al premio Nobel per la Pace, è l’esempio lampante di come la “sua” sia l’ultima generazione che può e deve fare qualcosa per migliorare le cose. «Non c’è più tempo» è stato il grido unanime dei giovani, «Meno fossili e più rinnovabili» le scritte sui cartelloni, «Ci avete rotto i polmoni» la denuncia degli adolescenti. «Non vogliamo le vostre speranze, vogliamo che vi uniate a noi» ha ribadito Greta, alla testa del corteo a Stoccolma. «Questo sciopero viene fatto oggi, da Washington a Mosca, da Tromso a Ivercargill, da Beirut a Gerusalemme, da Shangai a Mumbai, perché i politici ci hanno abbandonato» ha proseguito dura la sedicenne svedese. «I politici conoscono la verità sul cambiamento climatico e ciononostante hanno ceduto il nostro futuro agli approfittatori, il cui desiderio di denaro veloce minaccia la nostra esistenza». Insieme a lei migliaia di studenti in piazza in oltre 150 paesi per lo “Strike4Climate”.
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L’isola di Lombok, in Indonesia, è stata colpita da una violenta scossa di terremoto di magnitudo 6.4 procurando un bilancio nefasto: 14 morti, oltre 160 feriti e 1.000 case distrutte. Il sisma è durato 10 secondi ma è bastato per danneggiare il famoso Parco Nazionale del vulcano Rinjani che è stato chiuso per pericolo di frane. Le vittime e i feriti sono stati colpiti da lastre di calcestruzzo cadute dagli edifici. Al momento non si segnalano vittime sulla vicina isola di Bali. Lombok è nota ai più per la bellezza del paesaggio montano e per le spiagge incontaminate. L’Indonesia, meta di turisti da ogni parte del mondo, è spesso soggetta a terremoti a causa della sua posizione sulla “Cintura di fuoco”, un arco di vulcani e linee di faglia nel bacino del Pacifico.
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Un’epidemia di morbillo è scoppiata al confine tra Brasile e Venezuela ed ha colpito una tribù amazzonica degli Yanomami isolati. Se non verranno adottate misure d’urgenza, questa epidemia potrebbe causare la distruzione della popolazione. La regione, invasa da migliaia di cercatori d’oro, potrebbe essere il bacino da dove si è diffuso il morbo. Nonostante le denunce e le proteste, i cercatori non sono stati allontanati. Sul fronte brasiliano almeno 23 indigeni si sono recati in ospedale ma la maggior parte degli ammalati sono lontani dall’assistenza medica.