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Le Perseidi, uno spettacolo unico

Mercoledì, 12 Agosto 2015 17:11 Scritto da
Quello di quest’anno si preannuncia come uno spettacolo unico. Sono le stelle cadenti più attese, le Perseidi delle notti d’agosto, chiamate così perché il radiante, ossia il punto sulla volta celeste dal quale provengono le meteore, si trova nella costellazione del Perseo e che promettono di essere davvero indimenticabili perché la luna nuova lascerà loro il giusto spazio e il giusto buio per risplendere. «Per ritrovare un cielo simile bisognerà aspettare ben tre anni - osserva l'astrofisico Gianluca Masi, responsabile del Virtual Telescope - Un'altra notte di stelle candenti, senza Luna, ci sarà infatti soltanto nell'agosto 2018». Astronomi, astrofili e appassionati del cielo sono già allerta, pronti a partecipare alle tante serate dedicate alle stelle cadenti in tutta Italia. '«Sebbene l'appuntamento più noto con le stelle cadenti sia quello della notte di San Lorenzo, il 10 agosto, il picco è atteso nella notte fra il 12 e il 13 agosto» spiega Paolo Volpini, dell'Unione Astrofili Italiani (Uai). Si può quindi cominciare al alzare gli occhi fin da adesso in cerca delle prime scie luminose.
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Gli italiani spendono di più per lo spettacolo (+0,71%) e il volume d'affari cresce (+4,45). Parallelamente diminuiscono le attività (-2,56%) e gli ingressi (4,31%). E nel contrasto, aumenta il prezzo dei biglietti (+5,25%). A raccontarlo sono i dati 2017 dell'Annuario dello Spettacolo di Siae. Lo scorso anno il volume d'affari è cresciuto più del 2016 (+4,45% contro il +3,18% del 2016 su 2015), superando nelle performance altri settori economici. Ma è stato anche l'anno degli eccessi: da un lato il crollo del cinema che ha perso oltre 14 milioni di spettatori (orfano di Checco Zalone, il cui Quo vado fu visto da quasi 10 milioni di spettatori, mentre il film più seguito nel 2017 è stato La bella e la bestia con 3,4 milioni di biglietti), dall'altro il record mondiale di Vasco Rossi a Modena e le buone performance di lirica, balletto e sport.
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Il celebre fumetto Tex Willer, nato dalla fantasia di Giovanni Luigi Bonelli e dalla matita di Aurelio Galeppini, in arte Galep, compie 70 anni. Per celebrare l’anniversario di uno dei comics più famosi di sempre, gli verrà dedicata una mostra e si pensa anche ad una nuova serie dedicata al personaggio giovane, prima che diventasse un Ranger. Secondo quanto raccontato nell'albo "Neuces Valley", Tex sarebbe nato nel 1838. Ha un passato da fuorilegge perché si è sporcato la fedina penale per vendicare chi gli ha ucciso la famiglia. Pur essendo nato nel Texas ha combattuto la Guerra Civile nelle truppe del Nord, per la sua incrollabile fede antischiavista. E' il nemico giurato di ogni ingiustizia: fisicamente è un personaggio alla Charlton Heston o John Wayne (anche se si dice che il volto del primo Tex fosse ispirato a Gary Cooper), il suo è il West dei film di John Ford e Howard Hawks, le sue avventure hanno per teatro i canyon dello Utah e del Nevada, la Monument Valley, ma Tex ha viaggiato per tutti gli States, conosce benissimo il Canada e il Messico, è stato a Panama e in Melanesia. Nelle sue storie ci sono le grandi praterie del Mid-West, i deserti del Sud-Ovest, le foreste del Grande Nord, le città dell'Est, le giungle pluviali, le misteriose rovine maya e azteche e ha combattuto per la libertà in Messico. Dopo aver condotto la vita del cowboy, che in un rodeo ha vinto il suo fedelissimo cavallo Dinamite, diventa un Ranger e dedica la vita alla lotta all'ingiustizia anche a costo di sfidare le regole e le leggi. Il suo legame con i nativi americani ha anticipato le tematiche del New Western degli anni '70 e il suo antirazzismo è uno degli elementi che gli ha permesso di attraversare i decenni senza perdere il successo. A distanza di anni è stato ed è fonte di ispirazione per il mondo del cinema. Indimenticabili i movies con protagonista John Wayne, Clint Eastwood e le pellicole dirette da Sergio Leone.
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Il 21 giugno è la Giornata mondiale del Selfie

Giovedì, 21 Giugno 2018 11:50 Scritto da
Nel 2013 il corrispettivo italiano di “autoscatto”, è stato inserito nell’Oxford English Dictionary ed è stato definito come “la parola dell’anno” e viene celebrata il 21 giugno. La febbre da selfie ha coinvolto tutti, da Obama al Papa . Si vip che nip non rinunciato ad immortalarsi nei posti più svariati. Come tutte le cose occorre usarle con moderazione. Ci sono infatti giovani che, pur di ottenere qualche like sui social, metteno in pericolo la loro vita ritraendosi sui binari dei treni o in situazioni pericolose ed estreme. A questo proposito c’è chi inizia a vietarli: all'ultimo festival di Cannes il curatore Thierry li ha banditi dicendo che "9 volte su 10 sono brutti". Il bisogno ossessivo di postare selfie, definito 'selfite' è stato definito un vero e proprio disturbo mentale da uno studio della Nottingham Trent University e della Thiagarajar School of Management in India pubblicato a dicembre 2017. Ha esaminato il fenomeno scoprendo che non solo la patologia esiste ma ci sono tre categorie: quella cronica, quella acuta e quella borderline.
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Venezia74. Jululu trionfa nella sezione MigrArti

Venerdì, 22 Settembre 2017 17:05 Scritto da
Jululu ha vinto la sezione MigrArti 2017, all’interno dell’ultima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia , aggiudicandosi il premio come miglior regia, assegnato aMichele Cinque. Il cortometraggio, già trionfatore della II edizione del bando MigrArti promosso dal Mibact, visibile sulle piattaforme online e da ottobre su Rai 1, nasce da un’idea di Sestilia Pellicano - calabrese DOC, i suoi natali sono infatti made in Frascineto (Cosenza), nonché presidentessa dell’associazione culturale “Pretiosa Project”- e di Yvan Sagnet, attivista camerunense ed esponente della rivolta dei braccianti in Italia del 2011, testimone chiave al processo SABR. La sentenza, emessa dalla Corte d’Assise del Tribunale di Lecce nel luglio scorso, ha riconosciuto per la prima volta in Italia il reato di “riduzione in schiavitù” e condannato in primo grado “caporali” e imprenditori agricoli salentini che costringevano gli immigrati a lavorare nei campi in condizioni disumane, contravvenendo ad ogni forma di civiltà e giustizia sociale. Prodotto da Lazy Film srl in collaborazione sinergica con le associazioni culturali “Pretiosa Project” e “Ghetto Out - Casa Sankara”, Jululu è l’anima collettiva africana che, errabonda, si rifugia in quel pezzetto d’Africa che colora il sud Italia. Attraverso i volti e le voci dei due protagonisti,Yvan Sagnet e BadaraSeck- noto musicista griot senegalese e custode della tradizione orale degli avi - riusciamo a penetrare all’interno delle problematiche riguardanti lo sfruttamento dei braccianti nei terreni agricoli, alla logica del profitto estremo e della finanza speculativa che impone prezzi da fame ai produttori agricoli italiani e alla filiera lunga. Quello che si leva dalle ampie coltivazioni di Terra di Capitanata, in provincia di Foggia, è un grido di denuncia che trova la sua catarsi nella fotografia di Stefano Usberghi e nella voce straziante diSeck, vera e propria guida sciamanica. «Qui ci sono i caporali ma i generali siedono nelle multinazionali» sostiene Sagnet, recentemente insignito del titolo di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana. La giuria di Venezia74, presieduta dal regista e scrittore Francesco Patierno, con Jululuha voluto premiare la capacità di aver: «sfruttato ed indagato tutte le possibilità del mezzo e delle modalità comunicative cinematografiche, offrendo allo spettatore un film in grado di animarsi soprattutto di meravigliose intuizioni e ottima capacità di messa in scena». «Non è possibile effettuare il cambiamento senza una certa dose di follia» - riflette Yvan - «Ci sono voluti i pazzi di ieri per permetterci di agire oggi. Voglio essere uno di quei pazzi, dobbiamo avere il coraggio di inventare il futuro». Gli fa eco il regista: «Questo piccolo filmè dedicato alla capacità di inventare il futuro, come dice Yvan sul finale, prendendo in prestito alcune parole da Thomas Sankara. Penso che il futuro dipenda, ora più che mai, dalla capacità di immaginare un altro mondo possibile e lottare per costruirlo». Chiosa infine l’ideatrice del corto, Sestilia Pellicano: «I canti dei Migranti mostrano anche i “segni” del lungo e doloroso viaggio verso lʼItalia. Cantando e suonando insieme, i musicisti africani trovano così un “nuovo canto”, una musica che, nel solco della tradizione, esprime lʼesperienza e i rischi del viaggio, dello sfruttamento, ma anche lʼattesa, la speranza, la ricerca».