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Un ciclone rossonero si abbatte sul campionato

Lunedì, 04 Novembre 2019 16:12 Scritto da

Rossoneri vesuviani in testa Il Terzigno di mister Bufalo espugna lo “Squitieri “ di Sarno ed è la capolista del girone, approfittando del turno di riposo dell’Abellinum. In una domenica caratterizzata dal maltempo in tutta la Campania, con la sospensione di due gare ,nel girone di sarnesi e vesuviani, a Torchiati ed a Marzano di Nola, anche su Sarno , in concomitanza dell’inizio dell’incontro, si è abbattuto un violento acquazzone, capace di mettere a dura prova il perfetto manto erboso sintetico del civettuolo impianto sportivo sarnese , che ha retto magnificamente all’inclemenza di Giove pluvio. L’inizio della gara sembra delineare un predominio territoriale dei biancorossi, di un “loquacissimo “ mister Porpa, che per poco al 10’ non passano in vantaggio con una staffilata da fermo del centrocampista Cirillo deviata in angolo da un prodigioso intervento all’incrocio dei pali di Alfieri con la punta delle dita del proprio guanto destro. Risponde Palumbo con una potente punizione dal limite che termina alta al 15’. È sempre lo”Zico” dei vesuviani al 25’a sfiorare il palo alla destra del portiere Gargano. Al 38’ l’arbitro fischia un inesistente fuorigioco ad un Infante libero di portare in vantaggio i rossoneri. Al 42’ Aprea si produce in un’apprezzabile girata verso rete, deviata da un avversario, senza che il direttore di gara, poco attento anche in questa circostanza, accordi un sacrosanto corner ai terzignesi. Passano appena due giri di lancetta e il solito Palumbo diventa anche in questa partita il match-winner per i vesuviani, raccogliendo un preciso cross dal fondo, di un sempre più convincente Colombo, in seguito ad una perfetta triangolazione con Infante, depositando inesorabilmente in rete sul primo palo con un preciso e potente piattone di destro. Al riposo Intercampania -Terzigno 0-1. Alla ripresa delle ostilità, ficcante contropiede del rossonero Aprea deviato in corner al 50’. Un minuto dopo Palumbo gira alto. Al 56’ pericolo in area terzignese su insidioso cross sarnese sventato imperiosamente da un attentissimo Pagano. Al 72’ il biancorosso Cirillo si fa espellere per reiterate proteste nei confronti dell’arbitro. La manovra dei biancorossi non impensierisce gran che la granitica retroguardia rossonera, anzi, al 76’ Aprea sfiora il raddoppio con grande parata di Gargano. All’83’ un Palumbo stanco ed “egoista” manda alta di sinistro una favorevole occasione di contropiede con due compagni d’attacco liberi di trasformare in gol un eventuale comodo assist. Ci pensa un sicurissimo Alfieri a sventare gli ultimi due attacchi di un generoso Intercampania , all’87’ ed un minuto dopo, prima con una respinta alta di pugni e poi con un provvidenziale colpo di testa fuori area per disinnescare un pericoloso lancio indirizzato all’accorrente Murolo. Dopo tre minuti di recupero triplice fischio finale con vittoria di misura di un Terzigno che, ormai, è uscito allo scoperto, e attende il forte Abellinum domenica mattina prossima, al comunale di Ottaviano, in uno scontro al vertice , sicuramente, con la presenza di un pubblico da grandi occasioni. Da rivedere l’Intercampania, una squadra solida e rocciosa, forse, poco incisiva in attacco quest’oggi per avere affrontato una difesa rossonera implacabile ed impenetrabile. Alberto Romano

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Castrovillari ha indossato ilsuo vestito più bello e si è fatta trovare pronta, venerdì 12 maggio, per accogliere la partenza della 7ma tappa della centesima edizione del Giro d’Italia.Intorno alle ore 11.50 i 191 ciclisti hanno sfilato lungo via Roma fino alla Madonna della Pietà, vero e proprio start della gara, che li ha condotti, nel tardo pomeriggio, a raggiungere Alberobello. Ben 224 km percorrendo la costa ionica alternando paesaggi montuosi a scenari marini, entrambi connotati da una struggente bellezza. E’ la terza volta che la cittadina del Pollino ospita il Giro: la prima nel lontano 1975 e la più recente (ben vent’anni fa) nel 1997, quando ad imporsi fu il russo Dimitri Konyshev. La Calabria ha ospitato, inoltre, 40 arrivi di tappa - il primo nel 1929 – e tra i vincitori di tappa più rappresentativi non possiamo non menzionare un fuoriclasse come Roger De Vlaeminck, oltre ai campioni del mondo di casa nostra Maurizio Fondriest e Paolo Bettini. La carovana del Giro, attiva già dalle ore 9.00 della mattinata di venerdì, ha intrattenuto ed entusiasmato le centinaia di persone intervenute per assistere a quello che può essere connotato come un vero e proprio“evento”. Gli stand dell’OpenVillage,posizionati lungo corso Garibaldi (adiacente al Palazzo di Città), hanno distribuito gadget e ospitato volti noti del mondo del ciclismo; mentre le varie strutture di supporto ai corridori e le diverse aree logistiche sono state dislocate in punti strategici della città per consentire la massima ergonomicità e funzionalità. A rendere speciale questa tappa castrovillarese è senza dubbio la concomitanza con la centesima edizione che glorifica uno sport longevo, basato sul sacrificio, sulla dedizione e sull’amore per la bici e una manifestazione radicata come nessun altra nel tessuto sociale italiano. La prima edizione fu nel 1909 fino ad arrivare ai giorni nostri, con due interruzioni: 1915- 1918 e 1941-1945, causa conflitti bellici. Il Giro100, partito il 5 maggio dalla Sardegna per concludersi il 28 maggio a Milano, vede come principali favoriti alla vittoria finale lo “squalo dello stretto” Vincenzo Nibali e il colombiano Nairo Quintana (già vincitore nel 2014, detentore della Vuelta e secondo al Tour de France 2015); tra gli outsider spiccano i britannici AdamYates eGeraintThomas, oltre all’olandese Bob Jungels (QuickStep Floors), che si è presentato in maglia rosa nella città del Pollino, dopo aver conquistato il primato sulle pendici dell’Etna. A rendere ancora più frizzante l’atmosfera è stata la presenza a sorpresa dell’attore americano Patrick Dempsey, testimonial di Tag Heuer - tra gli sponsor del Giro - e appassionato di sport e motori. Il dottor Stranamore di Grey’s Anatomy è salito sul palco del foglio-firma indossando una maglia rosa vintage e salutando la folla in visibilio con un caloroso: ″Ciao Italia″. Patrick si è detto felice di essere nel nostro paese ed ha aggiunto che: «sarà entusiasmante vivere questa esperienza alla partenza della tappa». In seguito, si è posizionato in testa al gruppo per dare il via alla competizione, evento unico negli ultimi anni del comprensorio e secondo, come portata,solo alla visita pastorale di Papa Francesco del 2014, che raccolse decine di migliaia di persone nella piana di Sibari.
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Ci sono sport che nascono e crescono nell’ombra. Ci sono atleti che maturano nell’anonimato. I riflettori si accendono su di loro solo in occasione dei grandi appuntamenti sportivi. Ed è lì che ci accorgiamo, anche con una certa buona dose di senso di colpa, che al di fuori degli sport più blasonati c’è una galassia di discipline “minori” dove ogni giorno, e con fatica, si allenano campioni e campionesse umili, abituati alla fatica, schivi ma che al momento opportuno sanno tirare fuori le unghie regalandoci enormi soddisfazioni. Il mondo del sincronizzato è da sempre una dimensione affascinante, costellato da quelle graziose creature che, in abiti scintillanti e con la colla di pesce a tenere fermi i capelli, creano delle magie in vasca muovendo le gambe e le braccia a tempo di musica. Uno sport duro che negli anni è cresciuto tantissimo e che tra le sue più grandi stelle annovera la nostra conterranea Mariangela Perrupato. «Se vi è una magia su questo pianeta, è contenuta nell'acqua». Quanto ti rispecchi in questa citazione dell'antropologo statunitense Loren Eiseley? L'acqua per me è vita. Per oltre 20 anni è stata la mia seconda casa. Sicuramente il mio habitat naturale. Dagli esordi all'Europeo del 2004 in Polonia a Budapest 2017, quanto rimane di quella ragazzina che scoprì il nuoto a sei anni? Oggi mi sento la stessa ragazza di ieri, con qualche anno in più sicuramente, ma l'entusiasmo e la voglia non sono mai mancate. Credo che questa sia stata la caratteristica che più mi ha contraddistinto in tutta la carriera agonistica. "Soffri ma sogni", come amava ripetere Pietro Mennea. Ho sofferto, affrontato un'operazione alla schiena, ma n'è valsa la pena. Senza il supporto delle Fiamme Oro avresti potuto ottenere tutti i traguardi che hai raggiunto? Assolutamente no. Senza le Fiamme Oro, probabilmente, a livello di squadra il gruppo storico della Nazionale non avrebbe potuto centrare la qualificazione ai Giochi di Rio 2016. Sicuramente molte di noi avrebbero smesso prima. Perché questo è uno sport che a livello di emozioni vale oro ma passare tutta la giornata ad allenarsi significa anche sacrificare studio e affetti. La fortuna di poter nuotare assicurandosi un futuro lavorativo, specialmente in tempi di crisi, è stata fondamentale. In merito al sincro misto in coppia con Giorgio Minisini, quanto ti è sembrato strano, all'inizio, allenarti con un uomo? Devo ammettere che allenarsi al fianco di un ragazzo, dopo aver passato una "vita" sportiva al fianco di quelle che sono diventate amiche ancor prima che compagne di squadra, all'inizio è stato strano. Ma allo stesso tempo è stato facile adattarsi perché quando un gruppo è affiatato l'inserimento di una persona, in questo caso di un bravo ragazzo, è sicuramente più semplice. Secondo la tua esperienza, in Calabria, ci sono le strutture necessarie in grado di supportare una giovane leva che vuole intraprendere il sincronizzato? Non conosco tutta la situazione calabrese a livello d'impianti. Sicuramente il Sud paga la difficile situazione in cui versa il Paese. I tantissimi ragazzi che praticano sport meritano il meglio. Perché lo sport è vita, impegno, sacrificio e soddisfazione. E anche un rimedio per allontanare i giovani dalla strada. Quanto ti senti legata al tuo paese natale, Saracena? Saracena è il posto dove sono nata e cresciuta fino all'età dei 6 anni (oggi vive in Liguria N.d.r.). Lì abitano mia nonna e i miei parenti. E' un paesino piccolo ma speciale. Che porto sempre nel cuore. Tornarci è sempre bellissimo. Intendi partecipare alle Olimpiadi di Tokio 2020 e in caso di ritiro anticipato, come ti vedi in futuro? In un ruolo interno al movimento o preferiresti dedicarti ad altro? La medaglia d'argento ai mondiali di Budapest è stata una delle soddisfazioni più grandi. Sicuramente il miglior risultato ottenuto in carriera. Poi è arrivato il matrimonio e quindi la decisione. Difficile, sofferta, ma ragionata. Nei primi giorni di ottobre ho maturato la volontà di smettere. Adesso faccio l'allenatrice. Per il momento mi occupo di nuoto ma in futuro sogno di occuparmi di nuoto, sì, ma sincronizzato. E trasmettere a tutte le ragazze che vorranno il mio entusiasmo e la passione per questo bellissimo sport. La più grande emozione e la maggiore soddisfazione della tua carriera? La qualificazione con la squadra alle Olimpiadi di Rio rappresenta sicuramente la più grande emozione. La medaglia d'argento a Budapest, come detto precedentemente, la soddisfazione personale più grande. E la più grande delusione? La mancata qualificazione ai Giochi di Pechino 2008. Ci siamo andate davvero vicine. Ma fortunatamente, 8 anni dopo, abbiamo avuto la possibilità di rifarci. I tuoi prossimi obiettivi? Avere dei bambini, sicuramente. E' il mio sogno e anche quello di mio marito. Per quel che riguarda il lato lavorativo, invece, mi piacerebbe rappresentare un punto di riferimento, magari come tecnico, di molte atlete. Perché il nuoto sincronizzato era, è e sarà sempre una parte fondamentale della mia vita.
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Strage di big in Coppa Italia. I quarti di finale della manifestazione tricolore in due giorni registra sconfitte inequivocabili per il Napoli affondato da una doppietta del neomilanista Piontek, la Roma viene umiliata dalla Fiorentina con un roboante 7-1 (sconfitta che potrebbe costare cara a Di Francesco). Ultima sorpresa da Bergaml dove la banda di Gasperini affonda la corazzata Juve con un pesante 3-0 grazie alla doppietta di Zapata e gol dj Castagne. Insomma una Coppa Italia da lacrime amare per le leaders del campionato.

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Milan-Napoli, quando a fare gol sono i tifosi

Domenica, 27 Gennaio 2019 00:50 Scritto da

C’è una regola, non scritta, nel giornalismo detta delle tre ‘S’ secondo la quale, in prima pagina, hanno priorità le notizie che trattino i seguenti argomenti: soldi, sangue o sesso. Con questa formula la resa in edicola (almeno una si spera) è garantita. Pertanto, una buona notizia, che tendenzialmente rende poco, è preferibile relegarla nelle pagine interne con il minimo rilievo. E di questi giorni uno studio diffuso da illustri psicologi in cui si evidenzia, come, nell’epoca dei social ci siamo tutti un po' incattiviti ed inariditi. E gli stadi sembrano essere gli sfogatoi naturali da tale deriva. Tuttavia, ci sembra giusto per “dovere di cronaca” riportare di una buona notizia, sotto gli occhi di tutti stasera della quale però in pochi scriveranno. Stadio San Siro di Milano, match clou Milan-Napoli, tutti attendevano l’occasione giusta per attaccare il popolo milanista al primo fischio contro Koulibaly, tornato a Milano dopo la brutta serata dei Santo Stefano o al coro discriminatorio. Tutti se lo aspettavano lo scandalo del bouu razzista per poter partire con la campagna denigratoria. Ed invece? Nulla di tutto questo! Anzi a dirla tutta una vera e propria lezione di civiltá sulle tribune del San Siro, con applausi al tecnico Ancelotti, ex mai dimenticato, e per, buona pace degli opportunisti dalla penna sferzante, nessuno spunto razziale per poter lanciare il titolone in prima pagina. Domani mattina, però non leggeremo alcuna apertura o titolo del tipo “ San Siro, è qui la festa”, oppure “Spettacolo alla Scala del calcio”. Nulla di tutto questo. Si sprecheranno, invece, fiumi di inchiostro per un pari anonimo che servirá solo per la statistica e gli almanacchi. Non un titolone a nove colonne sul gol segnato sugli spalti. Gli italiani si sono incattiviti? Forse sará pure vero. Ma non vogliamo credere che si siano inariditi al punto tale da non fermarsi un attimo a riflettere ed a compiacersi di quando con maturità, viene chiamato alla prova del nove. Forse ad inaridirsi sono quei giornalisti che dovrebbero cogliere l’emozione anche quando non si segna un gol.