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Anche Castellabate ha partecipato alla Giornata Europea del Gelato Artigianale. Lo ha fatto con un'iniziativa benefica voluta dalla gelateria "L'Ancora" di Domenico Belmonte della Federazione Italiana Gelatieri e già campione nazionale con il giusto di fico e noce, che ha devoluto l'incasso di ieri ricavato dalla vendita dei gelati alla Croce Rossa Italiana Comitato Locale Agropoli e del Cilento per l'acquisto di un'ambulanza. L'iniziativa, promossa in collaborazione con la FIDAPA di Castellabate, ha visto la partecipazione di tante persone. “La Giornata Europea del gelato artigianale 2017” giunta alla 5^ edizione, è promossa dalla federazione Italiana gelatieri con l’obiettivo di promuovere il gelato artigianale, che tra i prodotti lattiero-caseari freschi, rappresenta l’eccellenza in termini di qualità e sicurezza alimentare. La giornata Europea del gelato che ricorre il 24 marzo, è l’unica che il Parlamento europeo ha finora dedicato ad un alimento, ed è patrimonio di tutti i gelatieri e dell’intera filiera. Le nazioni aderenti ad Art Glass sono sette e l’edizione 2017 ha visto protagonista la Francia con l’adozione del “ fraimboise melba”, un sorbetto al lampone variegato con pesche. L’Italia vanta non solo la primogenitura del gelato – difatti nasce alla corte di Caterina de’ Medici a Firenze attorno al 1565, con un sorbetto quasi gelato a base di neve, sale, limoni, zucchero, bianco d’uovo e latte- ma anche il primato mondiale di consumo. Ogni anno gli italiani si consumano 12 kg a testa di gelato artigianale a cui si aggiungono i 4 kg di produzione industriale tra coppe, coni, bon bon, torte, vasche, stecchi. “Mi ritengo davvero fiero, orgoglioso e soddisfatto – dichiara Domenico Belmonte – per l’obiettivo largamente raggiunto, a favore della Croce Rossa Italiana local,e e tengo a precisare che non si tratta di un’iniziativa unica, ma la Federazione opera diuturnamente non solo per la solidarietà ma anche a favore della cultura e dello sport in generale”.

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Quando i "soldati di pace" scendono in campo

Mercoledì, 15 Marzo 2017 07:44 Scritto da

Si chiama Unfiil la missione di pacekeeping che da diversi anni vede ormai dislocati in una vasta area del Libano i soldati italiani impegnati in prima linea sul terreno per stabilizzare un'area calda del medioriente. In questo contesto di equilibri labili succede che, molto spesso, le autorità locali deroghino il ruolo ed i compiti istituzionali alle componenti internazionali schierate sul terreno. Da queste parti storie di morte e sacrificio si registrano quotidianamente, ed una speranza concreta la rappresentano proprio i soldati italiani. Tra le tante storie di vite strappate alla morte c'è, per fortuna, anche quella di un piccolo bambino libanese di 9 anni affetto da anemia aplastica più comunemente nota come aplasia midollare, una patologia che obbliga questo sfortunato bambino ad una vita di privazioni senza poter andare a scuola o giocare a calcio. Questa triste vicenda non è passata inosservata agli occhi ed al buon cuore dei militari italiani in missione in Libano posti sotto il comando del Colonnello Alessandro Tassi, il quale dopo aver trovato una struttura adeguata in Italia  che potesse accogliere e curare il piccolo libanese, grazie anche al ruolo determinante della Regione Friuli, ne ha prontamente disposto il trasferimento in Italia. L'altro giorno il volo della speranza si è levato dal Libano per accompagnare lo sfortunato bambino ricoverato presso l'istituto infantile "Burlo Garofalo" di Trieste. Struttura ospedaliera presso la quale nei prossimi giorni sarà sottoposto ad un delicato intervento chirurgico. Anche l'Udinese calcio ha voluto far sentire la propria vicinanza al bimbo libanese donando una maglia firmata dal calciatore De Paul.  L'evento dimostra, ancora una volta, quanto utile possa essere l'impiego il personale dell'Esercito Italiano dislocato nelle aree calde del mondo a tutela anche dei più indifesi. Sull'episodio è intervenuto il Colonnello Tassi, comandante del Reggimento di Supporto della brigata "Pozzuolo del Friuli" dislocata in Libano. "Per il Reggimento è stato un risultato importante - dichiara Tassi- soprattutto perché siamo riusciti a coinvolgere una intera regione per aiutarci a raggiungere questo obiettivo, che all'inizio sembrava improbabile, a dimostrazione che, quando si vuole, il sistema Paese esiste e funziona. Ora- conclude l'alto ufficiale dell'Esercito- non ci resta che sperare che il nostro piccolo amico guarisca presto e possa fare ritorno in Libano."

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Si è svolta ieri presso la sala stampa del Palamangano di Scafati la consegna di kit sportivi all’Associazione “Ampio Raggio”che da tempo è impegnata ad alleviare le sofferenze delle fasce bisognose della società,in ambito nazionale ed internazionale.

Tre importanti società sportive presenti nel territorio Scafatese, la GivovaBasket, l’Associazione Sportiva Dilettantistica Scafatese calcio 1922 e l’Azienda Givova si sono distinte per il loro prezioso gesto di generosità a favore del progetto “Ponte della Solidarietà Italia Afghanistan”(che ha ricevuto il patrocinio morale della Regione Campania, Comune di Scafati,Comune di Lettere, Accademia Bonifaciana e CSV di Napoli).

Presente alla cerimonia il Presidente dell’Associazione “Ampio Raggio”,che ha ringraziato le Società  sportive per il dono ricevuto, ed in particolare la Dott.ssa Chiara Cioffi per l’instancabile e determinante impegno profuso silenziosamente nel corso di questi mesi a favore della nobile iniziativa.

Di rilievo anche in questa cerimonia la collaborazione del Forum dei Giovani di Scafati coordinato dal giovanissimo Carmine Sergianni.

Un sentito ringraziamento giunge anche al Bar Alba di Scafati per il buffet di dolci e bibite offerto per la serata.

E’ stata una serata all’insegna della solidarietà e della positività che havisto anche in questa occasione Enti, Associazioni e Istituzioni unite ad “Ampio Raggio”.

 

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Mr. Grey è tornato, si salvi chi può

Domenica, 26 Febbraio 2017 14:20 Scritto da

Cinquanta sfumature di nero è uscito in tutte le sale del globo, in Italia il 9 febbraio, facendo registrare incassi record. Bene per loro, male per le nostre preziose diottrie costrette alla visione di un film di rara bruttezza. Ci eravamo lasciati con Anastasia Steele (Dakota Johnson) che pianta in asso il Dominatore Christian Grey (Jamie Dornan) dopo che quest’ultimo l’aveva presa a cinghiate. Lei, oltraggiata, era fuggita lasciandolo in un mare di sensi di colpa. La nuova pellicola si apre con il nostro miliardario rammollito, possessore di una patente per tutto (nautica, aerea e chi più ne ha più ne metta), deciso a riconquistare la donna della sua vita e pronto a cambiare per amore. Dal canto suo Ana, stagista presso la casa editrice Sip e ferma a tenere il punto, cede dopo circa due minuti rivedendo il suo Chris alla mostra fotografica di José - migliore amico della viziosa brunetta, follemente innamorato di lei e cestinato forse perché ritenuto troppo “normale” in un universo, quello di Ana, popolato da psicopatici, attempate Dominatrici di mezza età e ragazze con la pistola. La non più così timida Anastasia si getta tra le braccia di Grey durante una cena nella quale lui, tra una portata e l’altra, gli rivela, en passant, che sua madre, morta quando era piccolo, era una tossica. Da qui un’escalation di insensatezze. Il capo di Ana, tale Jack Hyde, manco a dirlo ci prova con lei che scappa inorridita e va a spifferare tutto a Christian che nel frattempo ha acquistato la Sip e che, naturalmente, fa licenziare Hyde. Fin qui nulla di strano, si fa per dire, l’assurdo arriva quando la dolce Ana diventa da stagista (e sottolineo “da stagista”) direttore editoriale ad interim; roba che nemmeno se ti rechi in pellegrinaggio a Lourdes a piedi può mai accadere. Ma qui siamo in Italia, che ne sappiamo noi del merito, magari lei è brava ed è stata scelta perché: ″ho letto più manoscritti di tutti qui dentro.″ Frattanto che si consuma l’idillio, con parentesi festaiola in maschera spacciata per galà chic ma che ricorda tanto i matrimoni trash che spopolano in tv, una Ex sottomessa, tale Leila, riaffiora dal passato di Chris e minaccia Ana con una pistola, per il semplice fatto che “dorme con il padrone” ed è riuscita dove altre prima avevano fallito. Come ci sia riuscita? Mistero! direbbe Ruggeri, visto che la squilibrata con indosso abiti lerci e con seri problemi di shampoo è più avvenente della mono espressiva Johnson. Fatto sta che la matassa si dipana in due minuti di orologio tempo in cui Grey le ordina di consegnargli l’arma e Leila lo fa, inginocchiandosi pure ai suoi piedi. Anche qui: perché? Non si sa. Il finale è un climax di follia allo stato puro imbastito da frasi sdolcinate e citazioni da film cult con relativo tocco alle bruciature sul petto di Grey, delle quali la sua bella si è ricordata solo verso la fine del film, quasi per illuminazione divina. Come se non bastasse Christian sopravvive ad un incidente aereo riportando solo un’escoriazione sulla fronte e Mrs. Robinson, la donna che ha iniziato il miliardario spaccone di cui sopra al sadomaso, interpretata da una Kim Basinger molto somigliante a Mickey Rourke, viene fatta fuori rovesciandole un cocktail in faccia. Le sfumature di nero sono talmente deludenti sotto ogni punto di vista da spingerci a rivalutare il prequel di due anni fa dove tra spasimi e nodi alla Jack Sparrow c’era una certa qual aderenza mista ad una accennata parvenza di sadismo che caratterizza i libri. Ad oggi tutto è scomparso: il sesso “estremo” ha lasciato il posto a quello “vaniglia”, il frustino a pratiche orali decisamente più morbide, la cinghia ad un fiume di fiori con annessa proposta di matrimonio, così melenso da far sembrare i film di Moccia cinema d’essai. Le uniche e misere quattro sculacciate che lui le dà con la mano sono un’iniziativa morta e sepolta nell’istante esatto della sua esplicazione e fanno il paio con una sceneggiatura imbarazzante ed una regia fiacca, il tutto unito al plasticismo dei protagonisti, così stereotipati e perfetti da risultare stucchevoli. Cinquanta sfumature di nero è portatore sano di una cinematografia di bassa qualità depositaria di un messaggio sessista da oscurantismo medievale che ti dice che il denaro può tutto e che non importa quanto tu sia brava conta solo con chi ti accompagni.

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Manifesto gay per la pubblicità, scelta che "divide"

Lunedì, 20 Febbraio 2017 11:16 Scritto da

Fa scalpore il mega manifesto pubblicitario a firma dell’artista fotografo Roberto Menzione nei pressi della statale 268. Il motivo di tutto questo clamore è il quasi bacio fra due uomini. Quest’immagine sta suscitando reazioni contrastanti nella popolazione vesuviana scatenando una vera e propria discussione. L’opinione dei cittadini di Poggiomarino e Terzigno e non solo, si divide fra chi si trova perfettamente d’accordo con questa scelta e chi invece mantiene le distanze definendola una vera e propria esagerazione. L’artista Menzione, già dai suoi inizi artistici - professionali è fuori dagli schemi e dai canoni classici del fotografo mantenendo fede al percorso artistico intrapreso diversi anni fa.